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Il Progetto

Il Syrah a Cortona

Il “sogno” di Fabrizio Dionisio è nato molti anni fa, quando era solo un ragazzo innamorato di Cortona, della Toscana, della campagna e della sua terra, ma ha cominciato a prendere forma e diventare qualcosa di più concreto alla fine degli anni ’90, quando ha proceduto all’estirpazione dei vecchi, ormai obsoleti vigneti di sangiovese e trebbiano, con sole 1.300 piante per ettaro, e poi, a partire dal 2000, al graduale reimpianto con criteri, materiali e tecniche completamente diversi, in entrambi i poderi aziendali, puntando esclusivamente su vitigni a bacca rossa, ritenuti più adatti al territorio.

Si è deciso di puntare in particolare sul Syrah, varietà (si ipotizza, ed è di certo una teoria affascinante e suggestiva, cui ci piace credere) lasciata in eredità al patrimonio ampelografico di Cortona (insieme ad altre come il Cabernet Sauvignon ed il Merlot) dall’occupazione francese nell’era napoleonica, protrattasi per qualche decennio dalla fine del Settecento; di certo il Syrah è presente nella zona da circa due secoli, tanto che si può ormai considerare una cultivar “locale”, ancora più che “derivata”, e questa varietà ha dimostrato di essersi perfettamente ambientata sulle colline cortonesi (e nel locale terroir caratterizzato da un particolare microclima e da suoli dalla peculiare struttura e composizione) e di potere dare risultati davvero straordinari se allevata con le cure e le metodiche appropriate.

Ormai il Syrah di Cortona è comunemente riconosciuto come il migliore d’Italia, e questa piccola area nel sud–est della Toscana viene considerata una vera e propria enclave di ispirazione francese nella patria del sangiovese (la zona della D.O.C. Cortona confina con quella del Nobile di Montepulciano ed è vicinissima ai territori di elezione del Chianti e del Brunello di Montalcino); da più parti si parla delle colline cortonesi come della “Cotes du Rhone” (valle del Rodano) italiana. Infatti sembra ormai accertato che proprio da questa splendida regione nel sud della Francia (dove non a caso ancora oggi offre alcune delle sue massime espressioni, basti pensare ai grandi Syrah della Cote Rotie e dell’Hermitage) abbia avuto origine questa leggendaria varietà di uva, il cui nome, da alcuni declinato in Shiraz, soprattutto in Australia, sembrava evocare invece natali mediorientali.

Il progetto di Fabrizio Dionisio, fin dall’inizio elaborato in stretta collaborazione e sintonia con Federico Curtaz ed Attilio Pagli, è quello di fare vini assolutamente “artigianali” nella migliore e più nobile accezione del termine, senza rinunciare ad avvalersi delle più moderne metodiche e tecnologie ma lavorando sempre e soltanto in maniera manuale, in ogni fase della produzione, nel vigneto così come in cantina, all’insegna del massimo rispetto per l’ambiente, per la terra e per il suo frutto (e le sue preziose peculiarità organolettiche). Creare, insomma, vini con anima, non omologati. L’obiettivo era quello di ottenere, di pari passo con la maturazione dei vigneti, un grande Syrah che potesse non sfigurare di fronte ai migliori del mondo, ma che fosse di chiara, inequivocabile matrice toscana, anzi cortonese, e sapesse interpretare ed esprimere con originalità il territorio in cui nasce, puntando quindi sulla mineralità, il carattere, l’eleganza e la finezza che soltanto suoli profondi, antichi e realmente vocati possono trasmettere ad un vino, oltre che sulle tipiche note varietali.

“Riteniamo che lavorare con semplicità, etica e chiarezza d’intenti sia il modo migliore per rispettare, e gratificare, oltre che la natura ed i suoi frutti, anche e soprattutto coloro che berranno i nostri vini. Nella ferma convinzione che solo concentrandosi su volumi molto piccoli, ed operando con cura assidua e grande rigore, sia in vigna che in cantina (naturalmente utilizzando solo uve di propria produzione), si possano ottenere qualità estreme. La nostra azienda vitivinicola è una realtà del tutto artigianale; una sorta di laboratorio, un opificio, una boutique. E abbiamo tutte le intenzioni di rimanere così come siamo per sempre, perché non viviamo (e non vorremmo mai vivere) di grandi numeri e di quantità, ma solo di qualità.”

Fabrizio Dionisio